Cinquecento

Gianni Vannini

testo di una canzone risalente al 1975

Lo chiamavano Cinquecento,

era il figlio del padrone della Fiat.

Un ragazzo dal cuor contento:

dove andava ti portava l'allegria.

Ere un tipo davvero in gamba

con la stessa vocazione di papà.

L'han trovato tagliato a pezzi come un bue,

con la testa divisa in due.


Quattro giorni dopo il delitto

gli inquirenti hanno arrestato un manovale.

Era un tipo molto sospetto:

una volta aveva offeso un cardinale.

Gli hanno dato trent'anni e un mese

però dopo ne hanno condonati tre.

La giustizia come sempre infine trionfò

e la collera si placò.


E passarono quindici anni

da quel giorno che la Corte sentenziò

quando un certo Cerù Giovanni

poco prima di morire confessò:

"Per vent'anni io fui l'amante

della moglie del padrone della Fiat

ed il padre del ragazzo sono proprio io:

Cinquecento era figlio mio!"


E la moglie dell'industriale

alla fine fu costretta a confermare,

l'avvocato del manovale

disse: "Adesso è tutto quanto da rifare!"

E anche il giudice fu d'accordo

quindi assolse prontamente l'imputato.

Cinquecento, adesso è chiaro,

non c'è dubbio ormai,

è finito sotto il tranvai.


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